Don Alexandre Luis De Oliveira ha preso parte al recente corso per nuovi ispettori tenuto a Roma dalla Fondazione DON BOSCO NEL MONDO. In questa occasione ci ha raccontato le sue esperienze con i giovani di San Paolo e descritto la complessità ma anche l’importanza della sifda educativa e pastorale che i Salesiani sono chiamati ad affrontare nella metropoli brasiliana.
Cresciuto nel mondo salesiano,
a 19 anni la vocazione
Nato e cresciuto in un ambiente salesiano, la vocazione di Don Alexandre ha seguito un percorso semplice, esemplare della tradizione di Don Bosco.
“Io sono nato a Campinas, un comune dello stato di San Paolo, in Brasile. I miei genitori abitavano proprio vicino alla comunità salesiana, quindi ho mosso i miei primi passi nel mondo salesiano fin dalla mia nascita. Ho frequentato le scuole salesiane e sono cresciuto nell’oratorio della mia parrocchia di appartenenza. A 19 anni ho sentito che la mia vocazione era quella di essere, anche io, un Salesiano, così sono entrato in seminario e a 25 anni ho realizzato il mio sogno.
Scuola, ma non solo:
l’ambizione è la formazione integrale
In un territorio, la comunità salesiana è sempre un luogo di frontiera: offrire istruzione scolastica è il primo passo, ma ogni salesiano di Don Bosco ha sempre l’ambizione di educare la persona a livello integrale. Lavoratori ed esseri umani.
“Il territorio della mia Ispettoria è molto vasto e comprende 15 municipalità dello stato di San Paolo. Siamo molto attivi nel campo dell’educazione formale, infatti abbiamo scuole che offrono percorsi di ogni ordine e grado. L’Università Salesiana poi ha tre sedi dislocate in diverse città e offre numerosi corsi di laurea. Accanto ai percorsi di educazione formale, siamo molto attivi attraverso le Opere Sociali e i centri giovanili, perché vogliamo essere vicini ai giovani più svantaggiati e offrire loro una guida e un aiuto per intraprendere un percorso adeguato. La formazione che vogliamo offrire loro è una formazione integrale, pedagogica e spirituale, che punta a formare l’essere umano e il lavoratore, perché è di questo che c’è bisogno.
L’Obra Social di Don Bosco, argine
alla criminalità nelle periferie
Nella povertà estrema delle periferie di San Paolo, la comunità salesiana è un argine alla scelta di diventare criminali per sopravvivere. Al centro dell’impegno dell’Obra Social guidata da Don Alexandre de Oliveira c’è la costruzione di un’alternativa al carcere e alla vulnerabilità.
“Una delle grandi difficoltà che incontriamo è l’estrema povertà di alcune periferie, dove la mancanza di educazione e di opportunità di crescita alimentano la disperazione fra i giovani, molti dei quali entrano nelle fila della criminalità. Un esempio per tutti è Itaquera, una cittadella nata nella periferia della sub prefettura di San Paolo, dove la maggior parte delle persone vive nelle baracche. Qui vivono molti giovani che hanno alle spalle una situazione familiare di povertà estrema e di mancanza di valori. Noi salesiani siamo presenti e lavoriamo per loro, attraverso la nostra opera chiamata “Obra Social Don Bosco”. In accordo con il Governo, abbiamo sviluppato diversi progetti che si occupano di ragazzi in confitto con la legge, per offrire loro un’alternativa alla vita che hanno conosciuto fino a quel momento, affinché costruiscano un futuro degno per sé stessi e per le proprie famiglie, proprio come don Bosco fece tanti anni fa nel carcere minorile di Torino”.
Fare ed esserci: la necessità di
riscoprire l’identità salesiana
più profonda
Fare, ma non solo. Occorre anche essere fisicamente presenti, essere sempre accanto ai giovani: nelle conclusioni di Don Alexandre, l’evocazione della necessità di tenere sempre a mente il senso profondo del carisma salesiano.
“Naturalmente, le difficoltà che ci troviamo ad affrontare quotidianamente sono tantissime, non ultima la necessità costante di reperire fondi per sostenere le nostre opere per i giovani e la formazione permanente dei laici e dei salesiani che lavorano nelle nostre strutture, che è essenziale per garantire loro percorsi di crescita sempre più efficaci. Ma continuare a sognare come don Bosco e crescere nel suo Carisma ci dona uno spirito che i giovani riconoscono, seguono e fanno proprio. Per questo ci impegniamo ogni giorno a riscoprire l’identità salesiana più profonda e autentica, che ci chiama ad essere presenti accanto ai giovani, ad “esserci”, oltreché a realizzare progetti che aprano loro delle opportunità concrete”.

