Goma, Uvira e Bosco Lac: storie quotidiane di accoglienza e resistenza
Goma, est della Repubblica Democratica del Congo. Chi vive qui, si è rassegnato a una quotidianità di guerra.
Nonostante le tregue e i tentativi diplomatici, il conflitto non si è mai fermato. L’insicurezza ha spinto migliaia persone a fuggire dalle proprie case. Anche negli ultimi mesi, l’avanzata del gruppo armato M23 ha costretto migliaia di famiglie a lasciare villaggi e città. Molti hanno trovato protezione proprio a Goma, capitale della regione del lago Kivu.
In questa emergenza, come sempre, la comunità salesiana ha messo a disposizione tutto ciò che ha: spazi aperti, mani tese, capacità di ascolto e accompagnamento. A Ngangi, alla periferia di Goma, il Centro Giovanile Don Bosco ha destinato un terreno alla creazione di un campo sfollati chiamato Campo Don Bosco.
Animato dal senso di responsabilità e nato senza clamore, il campo ha già accolto oltre 4.000 famiglie. I salesiani hanno coordinato la distribuzione di cibo, acqua, medicinali. Hanno fatto anche qualcosa che forse è meno visibile ma altrettanto importante: hanno mantenuto attive le scuole, i laboratori, le attività ricreative per bambini e ragazzi. Hanno salvato, per quanto possibile, la quotidianità di chi ha perso quasi tutto.
Bosco Lac: un luogo da proteggere
A poca distanza da Goma, la missione salesiana di Bosco Lac, nel villaggio Lac Vert, vive una situazione altrettanto complessa. Negli ultimi anni, il centro ha accolto giovani vulnerabili offrendo corsi di formazione professionale, attività sportive e momenti di incontro. Ma ora le continue incursioni notturne, i furti, la presenza di gruppi armati hanno reso complicato questo supporto.
Per questo, è sorta una necessità urgente: costruire una recinzione attorno al terreno della missione, per garantire uno spazio sicuro per le attività educative e sociali. Non si tratta solo di protezione fisica, ma di creare le condizioni minime perché gli educatori possano lavorare con serenità e i giovani possano sentirsi al sicuro.
Circa 1.500 ragazzi e ragazze frequentano il centro: partecipano ai corsi, all’oratorio, alle attività sportive. La loro presenza quotidiana è segno di fiducia. Proteggere quel luogo significa dare continuità a un lavoro che ha radici profonde nella comunità.
Anche a Uvira la fragilità si tocca con mano
Anche a sud, nella regione di Uvira, la guerra e la povertà stanno lasciando segni profondi. Qui i salesiani si occupano principalmente dei ragazzi di strada: giovani spesso soli, senza punti di riferimento, che i salesiani provano a inserire in percorsi di ascolto, educazione e formazione. E le risorse anche in questo caso cominciano a scarseggiare.
Cosa possiamo fare da qui
Ogni piccola donazione può contribuire a migliorare le condizioni di lavoro delle comunità salesiane della Repubblica democratica del Congo: una recinzione realizzata meglio, qualche letto in più, un’aula scolastica più accogliente, possono fare la differenza per tanti.

