Ad Addis Abeba, Don Angelo Regazzo trasforma l’incontro quotidiano con i ragazzi più fragili in percorsi concreti di accoglienza, formazione e futuro. In un’Etiopia ancora segnata da povertà, insicurezza alimentare e sfollamenti, il suo lavoro racconta la forza silenziosa di una presenza che non si arrende.
Cosa significa oggi vivere da missionario salesiano? La quotidianità di Don Angelo Regazzo racconta questo.
Vive ad Addis Abeba dal 2008 con la concretezza di chi ha scelto di restare accanto ai più fragili. Nelle lettere che invia regolarmente ai suoi sostenitori traspare l’interessamento sincero alla vita dei più fragili. C’è dentro la giornata di un missionario salesiano che si mette al volante del pulmino, va incontro ai ragazzi, li accompagna in un luogo sicuro, li fa giocare, studiare, respirare fiducia. È una presenza fatta di gesti semplici e quotidiani: ascoltare, accogliere, ricominciare ogni giorno.
Il lavoro che restituisce dignità
“Dove educazione, cura e lavoro tornano a stare insieme, la strada smette di essere un destino”.
Per Don Angelo il lavoro è la via per la rinascita: che passa attraverso attività educative, sostegno alimentare, materiali scolastici, percorsi professionali, visite alle famiglie, reinserimento e piccole iniziative agricole pensate per restituire autonomia ai ragazzi.
In un Paese in cui quasi 2 milioni di giovani raggiungono ogni anno l’età lavorativa, offrire competenze, disciplina e fiducia significa spezzare la logica della strada e aprire un domani possibile.
Quando un ragazzo torna a credere
“Ad Addis Abeba, la missione non comincia da un progetto: comincia dallo sguardo posato su un ragazzo che la città rischia di non vedere più.”
Tutti i giorni don Angelo prende il suo pulmino, percorre le strade di Addis Abeba e si avvicina ai ragazzi che vivono abbandonati a sé stessi. Parla con loro, ascolta le loro storie, prova a capire quali possono essere le loro potenzialità e a tutti, senza esclusione, offre l’opportunità di cambiare. Il passo successivo è l’invito presso la struttura dei salesiani e la proposta del corso di formazione più adatto. I ragazzi ospitati si sentono stimolati a crescere e, grazie alle nuove competenze che acquisiscono, sono finalmente in grado di riscrivere il proprio futuro.
Nei racconti di Don Angelo convivono la durezza della strada e i segni concreti della rinascita: una partita di calcio che restituisce spensieratezza, la gratitudine di chi ritrova una direzione, l’orgoglio per quei giovani che, dopo anni difficili, hanno concluso gli studi e oggi lavorano con dignità.
È parlando di loro che Don Angelo usa un’espressione che racconta tutto il suo modo di stare accanto ai ragazzi: li chiama i suoi “Monelli Buoni”. Un nome semplice, affettuoso, profondamente salesiano. Perché dietro ogni ragazzo accolto vede non un problema da risolvere, ma una vita da accompagnare, un talento da far emergere, una speranza da custodire. Questo impegno missionario ha permesso a migliaia di giovani di rialzarsi, accompagnandoli verso un futuro più stabile.
Un futuro da costruire insieme
Oggi l’Etiopia continua a portare ferite profonde. In questo contesto, la presenza sostenuta dalla Fondazione DON BOSCO NEL MONDO ad Addis Abeba è una risposta decisiva: attraverso l’impegno di tanti missionari salesiani come Don Angelo Regazzo, puntiamo a trasformare l’emergenza in accompagnamento, la fragilità in possibilità, la solitudine in relazione.
Sostenere la Fondazione significa entrare in questa storia di rinascita e aiutare Don Angelo (e tanti come lui) a dire ogni giorno ai giovani che il loro futuro vale, che la loro dignità conta, che una vita nuova può davvero cominciare.

