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Sognati da Grande, Fai Pace. Tutto sulla seconda edizione



Sognati da Grande, seconda edizione: la Pace secondo le scuole salesiane

La seconda edizione di Sognati da Grande è stata dedicata alla Pace ed ha visto la partecipazione di circa 1000 studenti e studentesse di scuole e CFP salesiani, numero tre volte superiore rispetto all’esordio. Il risultato è la realizzazione di 73 creazioni inedite sulla Pace: video, disegni, testi e videogiochi, che uniscono idealmente le speranze dei giovani italiani a quelle dei loro coetanei accolti nella missione salesiana di Niamey, Niger, che la Fondazione sosterrà in gemellaggio al contest.

Che cos’è la pace?
E cosa significa nella tua quotidianità?
Possono sembrare domande semplici, quasi banali e allo stesso tempo tragicamente attuali, nel terribile momento storico che attraversiamo.
Eppure, interrogarsi sulla pace non porta affatto a risposte retoriche.
Obbliga piuttosto a chiedersi nel profondo di sé stessi qual è la nostra visione del mondo, del nostro rapporto con gli altri e quale può essere il nostro contributo personale.

In un tempo caratterizzato da guerre, divisioni e individualismo, definire cosa è Pace è difficile.

Lo è per la politica, lo è per gli adulti e naturalmente ancora di più per chi si affaccia alla vita in adolescenza o nella propria infanzia.

Nella seconda edizione del contest “Sognati da Grande”, sappiamo di aver lanciato una sfida ambiziosa.

“Fai Pace: immagina, crea e racconta la tua idea di Pace”.

La risposta delle scuole salesiane è stata straordinaria:

  • 1000 studenti partecipanti, tra i 9 e i 18 anni: tre volte tanto rispetto alla prima edizione
  • 12 Scuole e Centri di Formazione professionale coinvolti, dunque tre istituti in più rispetto alla prima edizione
  • 73 Creazioni in concorso ispirate all’idea di Pace

Permetteteci di gioire: mille giovani che scelgono di fermarsi, riflettere e prendere posizione sulla Pace sono già una bella notizia, in un periodo come questo.

Scorgere nei loro video, nei loro disegni, racconti, idee di videogioco, nuovi frammenti di pace, di amicizia e di rispetto del prossimo, fa germogliare la speranza nel cuore e conferma a noi la rilevanza dell’intuizione che abbiamo avuto nel 2024.

Questo contest sta diventando un’occasione preziosa di riflessione, condivisione e di confronto per tutta l’Italia salesiana.

Ecco l’elenco completo degli istituti salesiani che si sono messi in gioco, unendo idealmente tutto il nostro Paese, dalle Dolomiti alla Sicilia:

  • IS Beata Vergine di San Luca – BOLOGNA
  • IS Sacro Cuore di Maria – CASERTA
  • IS San Domenico Savio BRA – CUNEO
  • IS San Domenico Savio – MESSINA
  • Collegio Don Bosco Borgomanero – NOVARA
  • IS Don Bosco Villa Ranchibile – PALERMO
  • CFP Borgo ragazzi Don Bosco – ROMA
  • IS Pio XI – ROMA
  • IS Maria Ausiliatrice – TRENTO
  • IS Santa Croce Mezzano in Primiero – TRENTO
  • CS Don Bosco – TREVIGLIO
  • IS G. Bearzi – UDINE

80 vincitori, 1000 protagonisti di un sogno condiviso: la pace

Ogni elaborato ha raccontato in modo unico e personale un frammento dell’idea collettiva di pace.

E individuare i “migliori” non è stato facile, né per la prima giuria tecnica né – immaginiamo – per la giuria popolare.

Il processo di scelta si è infatti articolato in due fasi:

La profondità delle riflessioni e la creatività dimostrata hanno reso il compito della giuria particolarmente impegnativo. Ogni progetto portava con sé uno sguardo unico, un’esperienza, una sensibilità diversa.

Per questo, prima ancora di parlare dei vincitori, desideriamo dire grazie.

Grazie a tutti i mille ragazzi e ragazze che hanno partecipato.
Grazie agli insegnanti che li hanno accompagnati.
Grazie a chi non è salito sul podio, ma ha messo cuore, tempo e idee in questo percorso.

La pace è un cammino condiviso, non una gara.

Tanti lavori si sono distinti per coerenza, forza espressiva e originalità.

Tra questi, a raggiungere il maggior numero di consensi tra i giurati e poi nel voto popolare sono stati i seguenti:

Sognatori emergenti, 9–12 anni. In questa categoria la pace ha preso forma attraverso linguaggi diversi ma complementari con:

Sognatori assoluti, 13–15 anni. In questa fascia d’età hanno colpito la maturità, la capacità di lavoro di squadra ma anche individuale di:

  • 3ª Media del Don Bosco di Treviglio, vincitrice per il Video;
  • la 3ª B del Collegio Don Bosco di Borgomanero (Celeste Biondi, Leonardo Ferullo, Gabriele Esposito, Francesco Gasparro, Sirya Godi, Arianna Andreazza), per Disegno, Testo e Fumetto;
  • Giulia Corbo dell’Istituto Salesiano Pio XI, con la sua idea di videogioco.

Sognatori affermati. Infine: nella categoria 16–18 anni, la maturità creativa e dello sguardo ha trovato espressione attraverso:

Circa 80 vincitori, ognuno dei quali rappresenta simbolicamente tutti i 1000 partecipanti.

Tutti, nessuno escluso, hanno saputo essere protagonisti.

Perché ciò che davvero è emerso con forza, è che i giovani hanno molto da dire sulla Pace. E sanno come esprimerlo. Ci auguriamo che non perdano mai questo spirito.

Speranze di amicizia e Pace che arrivano fino al Niger

Quest’anno “Sognati da Grande” è stato molto più di un contest.

Attraverso questa iniziativa, le speranze dei giovani italiani si sono unite idealmente a quelle dei giovani ospitati dalla comunità salesiana in Niger, dove i missionari salesiani operano per garantire istruzione, formazione professionale e protezione a ragazze e ragazzi in fuga dalla violenza dei gruppi armati.

Da quest’anno, la Fondazione DON BOSCO NEL MONDO si è assunta l’impegno di connettere l’organizzazione del contest al sostegno di un’Opera salesiana ed è stata scelta quella della missione di Niamey, Niger. Una comunità salesiana piccola, ma molto attiva: accoglie e protegge 500 bambine e bambini tra i 10 e i 16 anni, sfollati non accompagnati o privati della presenza di uno dei genitori.

A loro i Salesiani di Don Bosco offrono quindi non solo assistenza e conforto, ma anche opportunità concrete di continuare a credere nel futuro.

Come Fondazione DON BOSCO NEL MONDO, aiuteremo la missione di Niamey a:

  • Offrire 400 kit scolastici per supportare ragazzi e ragazze nello studio
  • Accogliere 100 bambini e bambine fragili nella mensa scolastica, per garantire loro un’alimentazione regolare.
  • Offrire, grazie agli Oratori educativi a Harobanda, Niamey e Torodi, attività ludiche, culturali e sportive, e sostegno psicomotorio a chi ha vissuto traumi di guerra

In questo video, registrato presso gli uffici della Fondazione, puoi ascoltare direttamente dalla voce di Padre Raphael, Salesiano di Don Bosco, quanto sia determinante per il futuro di tante persone il lavoro svolto nella missione di Niamey:

E soprattutto, puoi sostenerli anche tu.

Come racconta Padre Rafael, sappiamo con certezza ogni singolo euro, ogni 10 euro, ogni 100 euro faranno sorridere dei bambini a Niamey.

La Pace di Don Bosco

Ora tocca a noi: che cos’è, per noi Fondazione DON BOSCO NEL MONDO, la Pace?

Per noi la Pace, in questa seconda edizione di Sognati da Grande è stato innanzitutto gettare un seme nei cuori delle ragazze e dei ragazzi che si sono messi in gioco: invitarli a pensare, creare, agire e lavorare insieme.

A ognuno di loro verrà inviato un piccolo regalo di ringraziamento e un attestato di partecipazione.

Abbiamo deciso di premiare chi ha vinto offrendogli nuove parole, nuove idee e nuove storie: tre libri, uno per ciascuna categoria, pubblicati dalla casa editrice People, di cui parleremo anche negli incontri in presenza che terremo presso gli istituti degli studenti vincitori.

  • Ai vincitori della categoria Sognatori Emergenti (9-12 anni), invieremo in dono “People Power. Proteste che hanno cambiato il mondo”, di Rebecca June e Ximo Abadia: storie di grandi proteste pacifiche hanno contribuito a fare del mondo un posto migliore.
  • Ai vincitori della categoria Sognatori Assoluti (13-15 anni), verrà inviato in regalo “La mia casa è la bocca di squalo”, testi di Maria Cecilia Cavallone e disegni di Tommaso Catone: storie di persone che sono state costrette a scappare, a mettersi in salvo e al sicuro, e che hanno contribuito a rendere il mondo, o un pezzettino di mondo, un posto migliore.
  • Ai vincitori della categoria Sognatori Affermati (16-18 anni), infine, arriverà in regalo “La meccanica della pace”, di Elena Pasquini: un saggio che racconta le logiche delle negoziazioni e delle trattative che, tra mille dettagli ed equilibri da rispettare, conducono alla Pace.

Per la fornitura dei libri, la casa editrice People ha applicato delle condizioni di favore che hanno permesso alla Fondazione di alimentare ulteriormente il contributo da destinare alla missione salesiana di Niamey, contribuendo in tal modo agli obiettivi di solidarietà internazionale del progetto Sognati da Grande.

Torniamo ora alla domanda principale: cos’è per noi, organizzazione salesiana, la Pace?

Ci affidiamo, per definirlo, all’intervento tenuto dal Consigliere Generale per la Formazione della Congregazione Salesiana don Silvio Roggia in occasione della Festa di Don Bosco celebrata il 31 gennaio 2026 presso la Casa Generalizia di Roma.

Giovanni Bosco vive in un secolo attraversato da forti tensioni: politiche, conflitti ideologici, migrazioni. Per lui la Pace non è un ideale su cui dibattere o un progetto in cui schierarsi.

Per Don Bosco, la Pace è piuttosto una pratica quotidiana, un’arte da esercitare dentro le relazioni con i giovani del suo tempo, con il loro carico di povertà e di ferite.

La sua è la Torino delle cinture di povertà lungo i fiumi Po e Dora dove più che accasarsi si accatastano le ondate di migranti. La Torino delle prigioni, colme di giovani. Don Bosco si dedica corpo e anima a fare in modo che i volti che incontra dietro le sbarre non finiscano così. E scommette tutto sul prevenire, sull’“arrivare prima”.

Non si tira indietro e va a dimorare dentro le crisi, le fragilità, le speranze dei ragazzi. Si mette al loro fianco. È la pedagogia della presenza che costruisce fiducia e che dal di dentro riorienta le energie più profonde della libertà verso il bene.

Don Bosco diceva: ‘L’ottimo è nemico del bene’. Se si attendono le condizioni ideali per il primo passo, rischio di rimanere fermo e le cose rimangono tali e quali. Meglio, pensava, partire dal poco che posso fare io, dal qui e ora, fidandomi di chi incontro, del bene che lo abita, anche se a volte è nascosto dietro una scorza dura.

Don Bosco non evita i conflitti: li abita. Tra 1848 e 1866 il Piemonte è coinvolto in quattro guerre, dove come sempre chi paga il prezzo più alto sono i poveri, a partire dai giovani.  Don Bosco non apre le porte dell’oratorio al ‘fervore bellico’. Investe tutte le sue energie e coinvolge quanti più possibile nel costruire giustizia e pace attraverso l’educazione.

Al mondo di oggi che sradica e consuma, Don Bosco consegna una parola rivoluzionaria: rimanere, parente prossimo di abitare, di presenza.

RIMANERE…

– dentro le crisi dei giovani, che hanno spesso potenziali generativi se si sa trovare insieme il punto accessibile al bene

– fedeli alla missione educativa, scommettendo sui tempi lunghi, senza scoraggiarsi se non si vedono risultati immediati

– fino all’ultimo respiro.